Un attacco ransomware ha messo fuori uso l’infrastruttura cloud di IDC Frontier, gruppo SoftBank, fermando i servizi di 495 organizzazioni. Ecco cosa è successo, cosa bisogna fare per proteggersi e come possiamo aiutarti.
Siamo abituati ad immaginare il cloud come un luogo sicuro e sempre disponibile, dove documenti e applicazioni “abitano” senza che ci si debba preoccupare di ciò che accade dietro le quinte.
Ma cosa succede quando a essere colpito è proprio il cloud?
È quello che è successo in Giappone di recente.
IDCF Cloud bucata: cos’è successo
Il 7 ottobre 2026 un attacco ransomware su larga scala ha colpito l’infrastruttura cloud di IDC Frontier, società del gruppo SoftBank, nel Giappone orientale.
Gli attaccanti hanno compromesso una parte dell’ambiente e bloccato i server virtuali di quattro zone.
Per limitare i danni, il fornitore ha isolato la regione dalla rete e spento i sistemi coinvolti.
Uno degli incidenti più estesi mai registrati contro un cloud provide domestico giapponese: 495 organizzazioni, tra aziende ed enti pubblici si sono ritrovate con siti istituzionali irraggiungibili e applicazioni ferme. Al 14 ottobre le verifiche non avevano trovato evidenze di furto dei dati ospitati nelle Macchine Virtuali (VM) ma erano stati rilevati accessi non autorizzati alle informazioni di registrazione di 48 clienti, senza evidenza che fossero state portate all’esterno. Sul fronte del recupero, per 194 organizzazioni era stato verificato che si potessero estrarre informazioni dagli snapshot, cioè copie che “fotografano” i dati in un dato momento ma il ripristino era ancora in valutazione.
Il 18 ottobre il backup è stato riattivato per le aree rimaste operative, mentre gli snapshot.
L’identità degli aggressori e la modalità di intrusione non sono ancora state formalmente confermate dalle autorità giapponesi o dai vertici aziendali.
Colpire anche un solo fornitore tecnologico può significare fermare, nello stesso momento, le attività di centinaia di organizzazioni.
Immaginiamo un edificio che ospita centinaia di aziende. Ognuna ha i propri uffici e i propri documenti ma tutte condividono servizi fondamentali, come l’elettricità e gli accessi. Se qualcuno li mette fuori uso, ne risentono tutti gli occupanti, senza che nessuno abbia varcato la porta di un ufficio.
Un provider cloud funziona in modo simile: server, archiviazione e reti sono risorse condivise, e un attacco che ne compromette i componenti fondamentali può estendersi ai servizi dei clienti.
Attenzione: questo non significa che il cloud sia insicuro.
Le piattaforme offrono strumenti avanzati di protezione e monitoraggio. Significa che nessuna infrastruttura è immune, e che poter usare i servizi quando servono, cioè la loro disponibilità, è una parte essenziale della sicurezza informatica. Lo stesso scenario può toccare qualunque azienda che dipenda da un fornitore esterno, in Italia come in Giappone.
Perchè questo evento ci riguarda più da vicino di quanto non sembri
Nonostante si parli di un attacco informatico avvenuto dall’altra parte del mondo, è doveroso prendere coscienza del fatto che questo tipo di incidenti informatici non conoscono barriere geografiche.
Nell’ultimo anno, infatti, è stato registrato un incremento degli incidenti di cyber security del 42% a livello mondiale ma il dato preoccupante riguarda l’Italia, considerata un “bersaglio preferenziale”: il 10% degli attacchi ci riguarda
Come difendersi: Best Practice da seguire
Nessuna misura azzera il rischio ma alcune azioni riducono molto l’impatto di un evento come questo.
- Separazione degli ambienti. Conservare i dati nel cloud non equivale ad avere un backup indipendente: se le copie si trovano nello stesso ambiente compromesso, anche recuperarle diventa un problema. Una regola di buon senso è la “3-2-1”: tre copie, su due supporti diversi, di cui una isolata dalla rete.
- Test di backup restor e disaster recovery. Una copia serve solo se si riesce a recuperarla: va verificata periodicamente, misurando anche quanto tempo richiede.
- Predisporre un piano di business continuity. Parliamo dell’insieme di strategie e procedure che permettono di mantenere o riprendere le attività anche durante un evento critico, quali servizi sono indispensabili, come lavorare se si fermano, chi fa cosa.
- Governare la supply chain. Sapere quali servizi esterni sostengono l’attività, cosa garantisce il contratto in caso di incidente e come verrebbe comunicato un problema.
- Rafforzare la separation of duties e applicare il paradigma del least privilege. Applicare l’autenticazione a più fattori, privilegi minimi per gli amministratori e aggiornamenti costanti rendono più difficile a un attaccante entrare e muoversi.
- Monitoring e Incident Response. Adottare un processo strutturato di Monitoring che segnali comportamenti anomali e predisporre un modello di Incident Response (come da normativa NIS2) che fanno la differenza tra un disservizio contenuto e una crisi.
Perché, alla fine, la vera domanda che dobbiamo porci è:
Se domani il cloud smettesse improvvisamente di funzionare, saremmo in grado di assicurare l’operatività della nostra azienda o servizio?
Per gestire situazioni critiche è importante individuare gli alleati giusti
Casi come questo o i più clamorosi delle ultime settimane come gli attacchi subiti da Revolut o dalle catene di supermercati francesi che hanno comportato lo sbrinamento dei freezer di 500 punti vendita, mostrano che siamo molto più vulnerabili di quanto non volessimo immaginare.
In sostanza ci troviamo davanti ad una situazione d’emergenza che non possiamo più ignorare.
Per questo motivo come Gruppo, dal 2021 possiamo contare su un team di esperti in cyber security e più precisamente, possiamo contare su Alechin, il nostro Security Operations Center (SOC).
Il SOC di Activa Digital rappresenta per noi e per i nostri clienti un team fondamentale per le attività di:
- Monitoraggio e risposta agli incidenti. Il SOC osserva gli eventi di sicurezza di: sistemi, postazioni e servizi cloud per cogliere i segnali di un attacco e intervenire prima che si propaghi.
- Verifica delle esposizioni. Con Vulnerability Assessment, Penetration Test e con l’analisi della superficie di attacco esterna (EASM) individuiamo, prima degli attaccanti, ciò che è esposto su internet.
- Preparazione e conformità. Supportiamo le organizzazioni nella definizione di procedure di risposta e di continuità operativa e nell’allineamento a normative come la NIS2, che tra le misure richieste include la gestione dei backup, la continuità operativa e la sicurezza della catena di fornitura.
La tua organizzazione è pronta ad affrontare le minacce future?
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